Note: Questa storia è stata ispirata dal tema 20 places #5: scuola della writing community True Colors

 

L'atmosfera in classe si gelò al nostro arrivo. Nanako apparve inquieta, io non badai più di tanto agli occhi delle compagne puntati verso di noi, avevo ben altro a cui pensare e, d'altro canto, non era di certo una novità per me, figlia di uno scrittore pornografico!
Mormorii diffusi, incrociai distrattamente lo sguardo con una ragazza; subito lo distolse, arrossendo.
Misaki mi rivolse un sorrisetto strafottente.
Siamo alle solite, pensai. Ma non riesce proprio ad accettare di essere stata esclusa dalla Sorority? La sua invidia è senza limiti!
Non avevo voglia di scontrarmi con lei, di subire le sue inutili ciarle; Misaki non era del mio stesso parere, purtroppo.
«Toh, ma guarda un po' chi abbiamo qui... Shinobu! Hai un bel coraggio a mostrare in giro la tua faccia! Pensavo non ti saresti fatta vedere oggi a scuola!»
Spalancai gli occhi e la fissai, con terrore.
«Che cosa stai dicendo?!»
«Come, non lo sapevi?» Mi fissò tra il sorpreso ed il divertito. «Strano... Tuo padre è una persona famosa, nonostante tutto!»
Dove voleva arrivare? Lo scoprii presto: gettò su un banco un settimanale scandalistico, aperto. Nanako si raggelò, rimanendo muta. Diedi una timida occhiata alla pagina; vidi quello che non avrei mai voluto vedere: la mia vita famigliare sbattuta in piazza, ad uso e consumo dei pettegolezzi. Mio padre aveva intenzione di divorziare da mia madre e di vivere esclusivamente con l'amante, che abitava già a casa nostra.
Sentii il mio cuore andare in pezzi, nello stesso istante, come se l'avesse avvertito anche lei, Misaki sogghignò di gusto, maligna.
Nanako mi rivolse uno sguardo di sostegno, la ignorai. Non volevo la compassione di nessuno.
Misaki... dove voleva arrivare umiliandomi in quel modo? Non aveva un briciolo d'umanità, sotto quei suoi riccioli biondi.
Strinsi i denti e mi aggrappai, disperata, alla mia forza d'animo. Non sarei caduta nel suo tranello, non avrei dato spettacolo, con sommo dispiacere di quelle oche delle mie compagne di classe.
Scoccandole un'occhiata fulminante, lanciai addosso a Misaki il suo giornale e mi sedetti, sperando d'aver chiuso la questione.
Purtroppo per me, quella perfida arpia continuò, non soddisfatta della quantità di veleno che mi aveva sputato addosso fino a quel momento.
«Che orrore, moglie ed amante che vivono assieme» Sfogliava le pagine con la punta delle dita, con aria annoiata, cercando una mia reazione con la coda dell'occhio. Notando che le sue parole non sortivano apparentemente alcun effetto, decise di rincarare la dose. «Se non sbaglio, l'amante di tuo padre è un'ex attrice...»
Levai le matite dall'astuccio, con l'intenzione di temperarle con il coltellino, per distrarmi, sperando che, se avessi continuato ad ignorarla, avrebbe avuto il buon gusto di lasciarmi vivere in pace.
Che illusa che ero!
«Sarà bellissima, vero? Quella donna, l'amante di tuo padre...» Calcò in special modo l'ultima parola. Mi rannicchiai su me stessa, concentrandomi sul mio lavoro. Il cuore mi batteva all'impazzata e quasi tremavo. Dovo restare calma, non potevo dargliela vinta.
Frip, frip. La lama scorreva sul legno. Frip, frip.
«Tu la vedrai sicuramente tutti i giorni»
Frip, frip, frip.
«Suvvia, perché non me ne parli? Non darti troppe arie...»
Fr-ip... fr-ip.
«Misaki!» Nanako la riprese con voce tremolante, aveva gli occhi lucidi. Cara dolce Nanako, amica mia! Sei stata l'unica a rimanermi vicino, in quel drammatico momento, mentre tutte le altre compagne ci guardavano mute, cercando in fretta di decidere se era più conveniente per loro prendere le mie difese, condividendo la mia stessa sorte, o deridermi, ridere di me, membro della Sorority, l'associazione studentesca più prestigiosa di tutto l'istituto, dove solo le migliori ragazze sono ammesse.
Era per questo che Misaki mi odiava: io ero stata scelta e lei no. Era unicamente per questo motivo che voleva gettare fango su di me, speravano che mi cacciassero con infamia e disonore, per prender poi il mio posto. Mai, non sarebbe mai successo. Non gliel'avrei permesso.
«Qui dice che tua madre riceverà 20 milioni di yen come risarcimento, è vero?» miagolò disgustosa, sbattendomi quell'orrendo settimanale sotto il naso.
Fr-.
Mia madre? Quella dannatissima strega aveva avuto il coraggio di nominare mia madre? Nessuno doveva permettersi di toccarla, men che meno una linguaccia come lei. Doveva pagare, adesso doveva assolutamente pagare. Poteva insultarmi, sputarmi in faccia e picchiarmi, ma non si sarebbe dovuta azzardare a nominare mia madre.
Con un gesto secco, gettai lontano da me quella spazzatura che si ostinavano a definire giornale. La fissai, i miei occhi erano due fessure cariche d'odio. Ah,se i miei sentimenti fossero stati tangibili! Sarebbe caduta istantaneamente a terra, stecchita. Nessun rimorso, se l'era voluta.
Improvvisamente, Mariko strattonò la perfida megera: «Misaki, ma ti rendi conto di quello che stai facendo?». Notai un'ombra di terrore negli occhi della mia amica, come se si aspettasse un gesto sconsiderato da una delle due.
Misaki scacciò, stizzita.
«Cosa vuoi che ne sappia... Non sono una brava persona, come voi della Sorority!» Poi si rivolse a me, con un ghigno malefico: «Ma nemmeno tu, d'ora in avanti, Mariko!»
Con un gesto secco, mi lanciò in faccia il giornale.
«Dopo tutto quello che è successo, non potrai rimanere alla Sorority!»
Ecco, aveva scoperto le sue carte. Voleva mettermi fuori gioco.
Senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovai di fianco a lei.
«Che cosa vuoi provare?!», ricordo di averle urlato. La scena successiva, fu come passata al rallentatore. Alzai il braccio destro, lo riabbassai con forza. Nella mano, stringevo il temperino. Attorno a noi, le ragazze indietreggiavano impaurite. Misaki era caduta all'indietro, stava sanguinando. C'era sangue anche su una guancia rosea della mia Nanako.
«A-Assassina!» sussurrò a fatica, con voce tremante; gli occhi velati dal terrore. Aveva perso tutta la sua baldanza, non aveva più voglia di prendersi gioco di me.

Era questo? Era questo che volevi che facessi per fermarti? Accontentata, hai visto? Eh, Misaki? Hai finito il repertorio, adesso? Hai perso la lingua? Non dici più nulla?
Aveva paura di me. Avevano tutte paura di me, nessuna aveva il coraggio di avvicinarsi.
Attente, state attente, bimbette! La figlia assassina dello scrittore pornografico potrebbe colpire anche voi!

Scoppiai in una risata isterica, stringendo il coltellino con entrambe le mani sporche di sangue. Fissando Misaki con occhi spalancati, una strana sensazione imperversò in me: mi sentivo potente, mai prima di allora avevo provato un simile sentimento. Come se l'aula stesse vorticando attorno a me a, io, al centro, ne ero il fulcro. Roteava, roteava... Ed ecco, le facce sconvolte delle compagne, banchi pieni di libri, giornale a terra, Nanako muta, Misaki bianca come un cencio, macchie di sangue rosso vivo sulle piastrelle bianche, come tante roselline appena sbocciate. La porta della classe che si apriva... La porta che si apriva?

«Che sta succedendo qui?»
Kaoru.
«Aiuto, aiuto! Ha cercato di uccidermi, quella pazza!»
«Misaki!»
«Misaki, come stai?»
«Che ti ha fatto quella pazza?»
Le oche avevano iniziato a starnazzare. Ovviamente quella che faceva più baccano era Misaki, circondata dalle compagne di classe che la piangevano con quella falsa disperazione di cui erano maestre.
Incrociai gli occhi di Kaoru; ebbi un tuffo al cuore.

Cosa avevo fatto?!

Kaoru, Kaoru, non è stata colpa mia, lei mi ha provocato, io... È-è stata solo... solo legittima difesa! Lei... lei mi ha attaccata per prima! Non penserai che...

Cosa avrebbe potuto pensare? Una ragazza a terra, macchie di sangue sul pavimento, un'altra in piedi, con in mano un temperino.

Cosa avevo fatto?!

Era finita. Che ne sarebbe stato di me, adesso? La Sorority... Avevo tanto desiderato farne parte! Nanako! Ero così felice che fossimo state entrambe scelte! Mi avrebbero sicuramente espulso! Chissà come quella stupida avrebbe ingigantito la cosa!
Misaki.
Misaki aveva vinto! Ha fatto in modo che distruggessi da sola quello che avevo di più caro. Anche l'amicizia con Kaoru. Sicuramente non avrebbe più voluto parlarmi, ero un'assassina agli occhi di tutte!
Non mi era rimasto più niente.
Niente.

Le mani mi tremarono, il coltellino cadde con un piccolo tonfo; gli occhi mi si inondarono di lacrime.

Kaoru, perdonami!

Nascondendo gli occhi con un braccio, scappai fuori dall'aula e poi dalla scuola. Sentii Nanako chiamarmi, ma la sua voce mi giunse flebile e lontana, come se provenisse da un'altra dimensione.
Pioveva, sentivo le gocce battere sul mio corpo, non mi importava di bagnarmi.
Non mi importava più di nulla, ormai, Tanto io...
Rumore d'automobile.
Feci appena in tempo ad alzare gli occhi per vederla frenare bruscamente e mi ritrovai a terra.
«Mariko!»
Il conducente, visibilmente preoccupato, si precipitò in mio soccorso.
Takashi!
«Mariko! S-sangue? Cosa ti è successo?!»
Si avvicinò a me e mi afferrò, cercando di alzarmi.
«La-lasciami...»

Takashi, se tu sapessi chi sono davvero, non saresti qui a fare il gentile con me! Se tu sapessi che il sangue che ho addosso non è mio, che sono un'assassina figlia di uno scrittore pornografico, scapperesti a gambe levate!

«Su, sali in macchina e spiegami tutto!»
«Lasciami e vattene!» Gridai, in preda all'ira.«Non ho bisogno di te!»
«Ma... Mariko!»
Non capiva. Non riusciva ancora a capire. Nessun problema, gli avrei fornito io ogni delucidazione!
«Lo sai, lo sai chi è mio padre? Quel Shinobu Hikawa! Hai capito? Se hai capito, sparisci! sparisci!» Gli lanciai uno sguardo di sfida.
Takashi non fece una piega.
«Sali in macchina lo stesso.» Era calmo e non aveva intenzione di mollare la presa.
Cosa credeva di fare? Impormi la sua volontà? Ed io? Non contavo nulla?
«Lasciami! Non mi toccare, porco! Gli uomini sono tutti disonesti ed immorali!»
Come mio padre
No, non mi sarei fatta ingannare dalle parole gentili, sapevo benissimo che gli uomini vogliono sfruttare le donne per i loro loschi fini, non sarei stata la sua prossima vittima, non io.
Gridavo, mentre, in preda alla rabbia cercavo di divincolarmi.

Sciaff.

Sentii la guancia bruciarmi: mi aveva dato uno schiaffo.
La sorpresa era di gran lunga superiore al dolore.

Takashi

«Sali» il suo sguardo era tranquillo e rassicurante. «O ti bagnerai.»

T-Takashi, tu...

Senza dire una parola salimmo a bordo dell'auto. Chiusi la portiera con un tonfo sordo. Una lacrima scese sulla mia guancia arrossata e il mio cuore si sciolse.
«Perché... perché mio padre vuole lasciare mia madre? Perché la vuole lasciare?», sussurrai tra le lacrime. «Mia madre non è mai stata una gran bellezza, ma quando erano giovani lei le è sempre stata vicina, l'ha sostenuto in ogni difficoltà. Non è stato abbastanza, nonostante tutto quello che ha fatto per lui, la vuole lasciare»
Takashi mi ascoltava, muto.

La vuole lasciare...

Appoggiai la testa alla sua spalla e chiusi gli occhi, continuando a singhiozzare.

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